Ho accumulato in me tante cose grandi che la mia testa arde e si spacca - Paul Klee
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Non ho voglia di scrivere. Non che le cose da dire manchino, anzi. Semmai il contrario. E' che come spesso mi accade ci sono periodi in cui mi blocco. Passerà.
In questo vuoto comunicativo, giracchiando per il web ho trovato sul sito di Pc Professionale la notizia che la Apple ha deciso di tagliare di ben 479 Euro il prezzo del MacBook Air versione SSD.
Il taglio è dovuto alla riduzione che sta avendo sul mercato il costo dei dischi a stato solido.
Hmm... l'ho visto il MacBook Air. Una volta, nel corso di un seminario di aggiornamento hardware. E' un oggetto molto bello. Niente da dire. Come peraltro quasi tutti gli oggetti provenienti da Cupertino.
Un amico, che lavora in un negozio di una nota catena informatica, non troppe settimane fa mi ha comunicato che, da quando è arrivato in Italia, non sono riusciti a venderne uno che sia uno (non solo della versione SSD ma neppure la più economica versione con disco PATA).
Sul sito italiano di Apple il costo del gioiello è già passato dai precedenti 2.868 Euro agli attuali 2.389 Euro.
Ora magari è chiaro perché non lo vendono.
Negli ultimi mesi nel campo dei notebook ultraportatili si è affacciata la famiglia degli EEEPC e parenti, subnotebook piccoli, leggeri, corredati da ottimo software, capaci di connettersi ad internet (wifi-ethernet) e far lavorare sui propri file, ma, soprattutto, ultraeconomici.
Per quale ragione una persona in cerca di queste caratteristiche, ragionevolmente, dovrebbe spendere 2.400Euro (o 1.700 per il non SSD) invece di 299/399?
Probabilmente l'errore sta nel mettere a confronto i due prodotti (oggettivamente comunque diversi) , però giuro che ad oggi mi sfugge il senso del bel Mac (mi incuriosirebbe vedere i dati di vendita dal giorno della sua uscita ad oggi).
Ammetto però che se avessi una vagonata di soldi da buttare, solo per il gusto di guardarlo, lo prenderei.
Ogni tanto una buona notizia!!!
da www.repubblica.it
Il 2.0 è decisamente diventato argomento di grande attualità anche nell'ambito della Pubblica Amministrazione. Da qualche tempo sto cercando di seguire con più assiduità notizie che riguardano esperienze di altri enti o realtà locali, nell'ottica soprattutto di alcuni progetti orientati al 2.0 che dovrebbero (dovranno!) avviarsi presso il mio ente, primo fra tutti la riprogettazione dell'Intranet.
Da www.pubblicaamministrazione.net segnalo questa news che riguarda la Regione Puglia e il progetto Puglia 2.0 indirizzato agli operatori degli enti locali (comuni, province e regione) che ci occupano di comunicazione pubblica.
Il portale è accessibile anche ai non operatori (non si tratta per ovvie ragioni di una Intranet) al link http://comunicazione.regione.puglia.it/.
La finalità del progetto rientra a pieno titolo nella filosofia del Web 2.0: conoscenza, condivisione, collaborazione, e in questo caso, soprattutto, community e network.
Progetto interessante, da vedere come riuscirà ad evolversi.
Segnalo questa notizia interessante, storia di un professore agrigentino che ha inserito tra gli argomenti di studio nell'istituto tecnico di Biella in cui lavora, il Web 2.0.
Agrigentino a Biella il primo Prof. di Web 2.0 in Italia
In questi giorni ho pensato spesso alla mia condizione di fotoamatore digitale (da poco, fotoamatore analogico da un pò).
Alla base della bellezza (!!!) del digitale c'è il gusto di lavorare sulle proprie foto più o meno a piacimento.
Per farlo si rende però necessario l'utilizzo di software di ritocco in grado di garantire il maggior controllo possibile sull'immagine.
Ovviamente, intendiamoci, parlo di file immagine in formato RAW.
Lo straordinario vantaggio del RAW (rispetto al JPEG ad esempio) è che si lavora sul file così come si lavorerebbe su un negativo: si acquisisce l'immagine esattamente così come la si è scattata, senza alcun interferenza da parte della macchina e questo, di fatto, la rende manipolabile a piacimento (o quasi!) in fase di camera chiara e post produzione.
Ora, come dicevo l'importante è disporre di un buon software o magari due: il primo dedicato alla camera chiara il secondo alle fasi di ritocco e post-produzione.
Il pacchetto professional per eccellenza è Photoshop giunto alla CS3 (Creative Suite 3) che in un'unica bella confezione racchiude lo strumento per la visualizzazione e catalogazione (Bridge), il plug-in per la camera chiara (Camera Raw) e naturalmente per il fotoritocco (Photoshop, ovviamente).
Peccato che questo scherzetto nella sua versione base (si perché le suite sono varie e includono più o meno strumenti a seconda di quella che si sceglie) ci costa più di mille euro (si ok, basta usare tecniche, diciamo alternative, e lo si utilizza senza spendere un centesimo, ma ipotizziamo di voler fare le cose per bene, in regola con le licenze ecc...).
E' evidente che per un fotoamatore evoluto i costi diventano poco sostenibili. Eppure, a ben vedere, le cose stavano così anche per il fotoamatore analogico, o no?
Colui che fotografando su pellicola voleva il pieno controllo sull'immagine doveva necessariamente lavorare per i fatti propri in camera oscura, sviluppare e stampare in autonomia. E l'acquisto dell'attrezzatura non era (e non è) uno scherzo da poco (senza contare la disponibilità di spazio che questo richiede). Anche se... vuoi mettere la soddisfazione!
Chi non poteva e non può permettersi il lavoro in camera oscura, deve necessartiamente affidarsi a veri laboratori di sviluppo e stampa, peraltro al giorno d'oggi sempre più rari e probabilmente costosi oppure (e qui arriva il dramma) ci si accontenta dei minilab e delle loro scialbe, piatte e spesso brutte riproduzioni.
Dunque, tornando al digitale, il mio dilemma in questi giorni è trovare la giusta combinazione tra catalogazione-camera chiara-fotoritocco ai costi più contenuti possibili e con una buona resa qualitativa (almeno per le mie misere capacità ed esigenze).
Per il fotoritocco ho deciso che GIMP va benissimo. E' gratuito, il progetto è ormai ampiamente supportato e sviluppato, plug-in se ne trovano in abbondanza e soprattutto va bene su Win, Mac e Linux (si, li uso tutti e tre, con differenti livelli di - bassa! - competenza).
Per la catalogazione e la camera chiara la scelta è meno facile. In questi giorni sto testando sia Aperture (solo per Mac) sia Lightroom (Mac e Win) nelle loro ultime versioni, ed entrambi permettono di fare sia l'una che l'altra cosa. Lightroom l'ho trovato più intuitivo, ma solo per l'abitudine che già avevo preso con Camera Raw. Da sottolineare che nessuno dei due programmi supporta la lingua italiana. E' di oggi (ieri?) l'installazione e l'avvio dei test di un software completamente free RawTherapee (disponibile per Win e Linux) mentre per Mac, sempre free, ho provato Raw Photo Processor. In questi due casi manca il supporto dell'archiviazione.
Prossimamente credo farò dei test anche con UFRaw, il plug-in per il RAW di Gimp (supportato da Linux e, se non erro, Win) e sicuramente Bibble.
Non c'ho altro da fare alle 4 del mattino di un venerdì oltre che scrivere questo inutile post? In effetti no. E' che il temporale che lentamente sento avvicinarsi mi tiene irrimediabilemente sveglia!
Sono in piena fase "devo assolutamente aprire un account su qualsiasi sito di social network, social bookmarking, social qualsiasi cosa...".
Scherzi a parte, avere un mio spazio su Flickr era da un pò che lo desideravo e considerato che ho passato il pomeriggio a giochicchiare con un pò delle mie foto ho pensato che fosse il pomeriggio giusto per attivare il mio bel profilo.
Quindi d'ora in avanti le mie fotografie le caricherò su http://www.flickr.com/photos/arcadia1977, come testimoniato dal badge caricato qui a lato.
In questa settimana di ferie (a parte l'interruzione di martedì) mi sto dedicando finalmente un pò alle mie cose, i libri, la musica, le foto, sto cercando di lavorare ad un nuovo template per il blog.
Mah... come al solito finirò con l'essere inconcludente, ma almeno la volontà non manca.
Credo aggiornerò ancora in serata/nottata.
Ieri sera all'Heineken Jammin Festival di Mestre ho assistito ad uno spettacolo senza tempo.
Uno spettacolo senza tempo offerto da tre attempati signori che hanno dimostrato ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) che la qualità va al di là dell'età, del tempo, delle generazioni.
Ieri sera i Police, nell'ultima notte dell'Heineken Jammin Festival, hanno incantato, eccitato, riempito di musica e passione per circa un'ora e mezza i 25 mila presenti. Peccato per chi non c'era. Peccato per chi, non conoscendoli o amandoli, si è lasciato sfuggire l'ultima grande occasione di vederli insieme in Italia.
Loro tre, solo loro tre sul grande palco di San Giuliano: Sting, Andy Summers e Stewart Copeland.
Message In A Bottle, Roxanne, King Of Pain, Invisible Sun, Every Breath You Take, Every Little She Does Is Magic, Wrapped Around Your Finger, Demolition Man, So Lonely, Can't Stand Losing You, Walking On The Moon, Don't Stand So Close To Me... in ordine sparso e credo di essermene persa qualcuna per strada.
Per chi come me, quando si sciolsero ufficialmente, non aveva ancora dieci anni, beh... serata indimenticabile.
Premesso. Non ho voglia di commentare quanto accaduto oggi nel Senato della Repubblica. Non ne ho davvero voglia.
Nell'ambito del clima sociale e politico che stiamo attraversando oggi mi sento di offrire questo piccolo e insignificante spazio alla notizia della condanna impartita dal Tribunale di Modica (Ragusa) per il reato di Stampa Clandestina al blogger Carlo Ruta, storico e giornalista siciliano, nonché curatore del blog www.accadeinsicilia.net (oggi raggiungibile al link www.leinchieste.com), in cui sono pubblicate interessanti inchieste e documentazioni su alcuni temi "caldi" della storia Siciliana e Italiana (vedere ad esempio la sezione ricca di documentazioni e testimonianze sulla strage di Portella della Ginestra e Salvatore Giuliano, sull'omicidio del giornalista Giovanni Spampinato e, ironia della sorte, nell'area dedicata al Dibattito sull'Informazione, la promozione di un convegno del 2005 dall'eloquente e quantomai attuale titolo: Cyber-Freedom. Diritti, libertà e repressione nell'era delle reti).
La notizia, pubblicata su www.articolo21.info, colpisce.
Colpisce perché dimostra ancora una volta che, laddove si presenti la necessità imbavagliare, censurare e colpire la libertà di informazione e espressione, di idee e pensieri, la circolazione di notizie e documenti (magari "sgraditi"), la legge ha i mezzi per poter agire, grazie al groviglio interpretativo della legislazione italiana.
La Legge 47 dell'8 Febbraio 1948 - Disposizioni sulla stampa e la Legge 62 del 7 Marzo 2001 - Nuove normative sull'editoria e sui prodotti editoriali, sono probabilmente i due strumenti utilizzati dal Tribunale di Modica per emanare la condanna.
La prima ci offre, nell'Art.16, il significato di Stampa Clandestina la seconda, nell'Art. 1, chiarisce la definizioni di "prodotto editoriale" in termini un po' meno obsoleti di quanto non facesse la prima (che ricordiamolo è una legge del 1948 ancora in vigore, su un tema, quello della stampa, dell'editoria e della comunicazione che nel corso degli ultimi 60 anni ha certamente subito qualche sviluppo).
E giusto per chiudere il cerchio è bene ricordare che il reato di Divulgazione di stampa clandestina è punito dall'Art. 663-bis del Codice Penale.
Non mi pongo neppure il problema di quali conseguenze una sentenza come questa possa avere. Quanto questi tentativi di censura e repressione possano davvero arenare l'onda lunga della stampa libera, del web libero, della libera informazione.
Mi spaventa e bisogna vigilare. Ma la rivoluzione mediatica che stiamo vivendo non è più una semplice rivoluzione tecnologica, come forse saremmo portati a credere.
E' una rivoluzione culturale. E' una rivoluzione umanistica. E per questo fa paura.
Articolo 21 della Costituzione Italiana:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Dal 15 giugno in California i matrimoni tra le coppie omosessuali non sono più un'utopia.
Per me l'immagine simbolo di quanto accaduto nello stato americano è questa:

Del Martin e Phyllis Lyon, 87 e 83 anni, si sono sposate dopo oltre cinquant'anni di vita insieme e battaglie comuni. Due storiche attiviste del movimento lesbico americano, fondatrici, nel lontano 1955 dell'associazione Daughters of Bilitis.
E' peccato, è immorale, è contronatura, mina le fondamenta della famiglia tradizionale.
Guardare queste due donne e fermarsi a riflettere. Per una volta.
Se mai avessi avuto il vinile di questi due dischi credo sarebbe ormai consumato (un pò come lo è Automatic For The People dei R.E.M.). E invece ho solo i due CD, comprati qualche anno fa (cinque, sei? non ricordo), in un noto negozio di musica del centro di Bologna, alla cifra di 7,99 euro l'uno (o qualcosa di simile!).
Il connubio tra De André e la PFM si rivela intenso, trascinante, innovativo, ancora oggi a trent'anni di distanza.
Impossibile segnalare un pezzo piuttosto di un altro, per affetto (ma solo per affetto) mi sento di segnalare Bocca di Rosa, Andrea (splendida!), La Guerra di Piero, Il Pescatore, Volta la Carta del Volume 1 e Sally, Verranno a chiederti del nostro amore, Via del Campo e Maria nella Bottega del Falegname del Volume 2.
L'anno scorso i due cd sono stati ripubblicati in una nuova edizione che racchiude in unico cofanetto i due volumi.
Fabrizio De Andrè e PFM, In Concerto Vol.1

Fabrizio De André e PFM, In Concerto Vol. 2